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Il biometano è esattamente eguale al metano che importiamo, anzi la % di metano vero (CH4) rispetto al gas algerino (80-85%) e del mare del Nord (87-90%) può essere anche superiore.

Nella composizione del gas naturale infatti compaiono altri composti (alcuni idrocarburi di maggiore complessiva molecolare ed altro): non a caso le tecnologie “storiche” di purificazione del biogas prodotto dalla fermentazione di liquame e scarti agricoli derivano da quelle usate per portare il gas naturale estratto dai pozzi alle caratteristiche minime richieste dal consumo e quindi dal gestore della rete del gas (“methane sweetening”).

Il biometano, come abbiamo accennato sopra, viene prodotto dalla purificazione del biogas generato dai biodigestori, cioè quei processi di fermentazione delle sostanze organiche effettuata in condizioni di assenza d’aria dai microrganismi specifici.
I biodigestori sono sempre più diffusi in ambito agrozootecnico specialmente nel nord-italia dove peraltro c’è anche la maggiore richiesta di gas (ad es. per l’autotrazione quasi tutti i 750 distributori del nostro paese sono posizionati nella pianura padana). 

Il Biometano è l'attualità.

Gli sconvolgimenti che accadono nei paesi arabi che si affacciano sul mediterraneo, con la Libia in primo piano, ci ricordano pesantemente che il nostro paese dipende dall’estero per la fornitura di metano o gas naturale   -> il giorno 21 febbraio (fonte:Corriere della Sera) abbiamo consumato 300 m.ni di m3 di cui due terzi dalle pipelines provenienti dall’estero (Algeria, Russia,Olanda/Norvegia e Libia in ordine decrescente di volumi).

Solo una ventina di m3 sono di produzione italiana (la Lucania in primis) e una quota analoga proviene dai due rigassificatori (cioè impianti che ritrasformano da liquido in gas il metano che viene trasportato via mare dalle navi metaniere) localizzati il primo storico a Panigaglia (La Spezia) ed il secondo, di maggiore capacità, nei pressi della laguna veneta.

Il “balance” a coprire il fabbisogno viene gestito di volta in volta sfruttando le riserve italiane, cioè gli impianti strategici di stoccaggio del gas naturale.

Trend ed incentivi.

Il trend di sviluppo di tali impianti, che si basano su tecnologie ormai consolidate ed affidabili, è molto alto, anche a seguito dell’incentivazione da parte dello stato, che ha realmente svolto il ruolo di promozione dello sviluppo e di sostegno finanziario a queste iniziative che hanno trasformato il ruolo dell’azienda agricola in fornitore anche di energia elettrica. Proprio nei primi giorni di marzo tale meccanismo di incentivazione della elettricità prodotta con il biogas è stato integrato, a livello per adesso di dichiarazione di intenti di un decreto legislativo, dalla valorizzazione del biometano sia in termini di biocarburante per autotrazione che per l’immissione nella rete del gas nazionale o locale. E’ sicuramente un grande passo avanti per il nostro paese, che è stato finora la “cenerentola” in campo europeo dal punto di vista dell’utilizzo di tutta l’energia chimica disponibile nel biogas prodotto (ricordiamo infatti che solo circa 40% può essere trasformato in energia elettrica dai tradizionali motori a combustione interna, la restante energia termica spesso viene utilizzata in parte minimale).   Attendiamo adesso più fiduciosi i decreti attuativi che dovranno definire l’importo della tariffa onnicomprensiva del m3 di biogas prodotto per utilizzo “non-elettrico” o meglio per m3 di biometano purificato.

Ambiente ed economia.

Il biometano, come abbiamo detto, può essere usato al posto del metano per autotrazione che, dobbiamo ricordarlo, presenta innumerevoli vantaggi per l’utente finale e per l’ambiente; in questo senso la Fiat fece qualche anno fa una scelta “difficile” verso questa strada che le ha consentito di disporre di prodotti validi e di raggiungere la leadership di mercato. Se vogliamo affrontare il quadro energetico di un paese come l’Italia a 360 gradi, è tuttavia ragionevole pensare che la soluzione ottimale per il futuro dei biocarburanti per l’autotrazione debba essere legato non ad un solo prodotto ma ad un mix ad es. di biometano, di biodiesel, di bioetanolo di seconda generazione (quindi ottenuto da sostanze legnose che non tolgano lo spazio alle colture “food”). 

A questo punto il messaggio a tutti coloro che desiderano fare un investimento nel biogas come fonte integrativa di reddito e per dare una mano al paese, diciamo: 

–        valutate l’investimento in “biodigestore+produzione di biometano” oltre al tradizionale approccio “biodigestore+motore a combustione per produrre elettricità” anche come opzione integrativa in un eventuale ampliamento dell’impianto già esistente….. 

Dallo studio che abbiamo appena completato nell’ambito del Polo di Innovazione di Rivalta Scrivia – POLIBRE- che è quello maggiormente finalizzato alle energie rinnovabili nell’ambito del network di 12 poli su cui si basa la ricerca industriale in Piemonte, sono emerse soluzioni per la produzione di biometano molto interessanti ed affidabili come i motori a combustione, con minori costi di investimento e minore manutenzione.

 

Studio di fattibilità Metano Verde

 

                                                                                                                  (a cura dell' Ing. Gian Paolo Ghelardi)